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domenica 23 gennaio 2011

Porto Flavia, una miniera di ricordi



Ricordi di bambina, quando la realtà si confonde con voglia di scoperta di un mondo surreale. Quando si sta zitti e la vita vissuta di un nonno diventa per magia la trama di un libro mai scritto. In silenzio, davanti a un fuoco scoppiettante come unico sottofondo, con le parole che prendono forma in luoghi vicini eppur lontani. Racconti che un tempo furono viaggi d’avventura e ora sono tesori, custoditi gelosamente nella cassaforte della memoria . Ricordi che riempiono il cuore di nostalgia per le persone che ti hanno accompagnato per mano alla scoperta di una realtà lontana nel tempo ma aimè molto vicina in alcune parti del mondo.
Vorrei portarvi con me alla scoperta di una zona della mia terra poco conosciuta, di sicuro inusuale ma che saprà affascinarvi e farvi riflettere.

Nel mio caso si è trattato di un viaggio a ritroso nel tempo in quei luoghi, in quelle profondità che da bambina ho immaginato seguendo la voce narrante dei miei nonni….
Bene si parte, destinazione Sulcis Iglesiente e nel caso specifico le MINIERE DI PORTO FLAVIA.

E’ da tempo che volevo trascorrere un po’ di tempo in questo angolo della Sardegna. L’occasione si è presentata ad ottobre. Si cercava un posto dove trascorrere il fine settimana del nostro anniversario di matrimonio e complice una offerta allettante dell’hotel sport village di Iglesias ci siamo ritrovati in macchina diretti verso sud.

11 Ottobre è una mattina soleggiata e come al solito ventilata, dopo aver fatto colazione ci dirigiamo da Iglesias a Nebida. Il tragitto in alcuni tratti è di una bellezza che toglie il fiato, piccoli paesini, scogliere a picco sul mare, terre rosse. Tutto parla di un passato, non tanto lontano, in cui la vita era scandita dai ritmi delle miniere. Resto ancora una volta in silenzio e sulle ali della fantasia mi sembra di vedere qualcuno che conosco chino su queste rocce, mentre la sera stremato dalla stanchezze rincasa, in attesa che il nuovo giorno lo accompagni nelle viscere della terra un’altra volta e poi un’altra…. Fino a che i segni di tanto lavoro non diverranno ferite tangibili, una condanna senza appello dal nome Silicosi.

Ed ecco Nebida una manciata di case tra rocce e mare. Si tratta di una un ex villaggio minerario, (molti purtroppo non esistono più da quando le miniere furono chiuse), distante una 15 km da Iglesias e 70 km da Cagliari. Per raggiungere porto Flavia dobbiamo proseguire fino a Masua e da qui proseguire per una strada sterrata in macchina o a piedi. Noi abbiamo optato per quest’ultima soluzione. Non vi nascondo che quando siamo arrivati all’ingresso della miniera eravamo un po’ stanchi…. Ma il paesaggio che ci attendeva ci ha ripagato immediatamente …


Davanti a noi maestose e imponenti svettavano le rocce del Pan di Zucchero….uno scoglio calcareo isolato in mezzo al mare, che avremmo modo di ammirare in tutta la sua grandezza dall’interno della miniera.
A questo punto non ci resta che fare i biglietti… ci vengono forniti anche due bei caschi giallo canarino e una torcia per illuminare la nostra escursione. Naturalmente classica foto di rito all’ingresso della miniera con il nostro caschetto in bella vista… mi soffermo a pensare che quando la miniera fù costruita ed era operativa, i minatori non disponevano di nessuno strumento antinfortunistico… niente caschi niente scarpe particolari…. Niente di niente….

La società che gestice i siti minerari e organizza le escursioni è l’IGEA. Qui trovano lavoro molti ex minatori e sono loro che vi condurranno alla scoperta di questo mondo. Pertanto non avrete a che fare con persone che vi ripeteranno meccanicamente nozioni apprese sui libri. E’ un viaggio nel viaggio. La storia raccontata da chi l’ha scritta. Qualsiasi domanda ha una risposta che và oltre, si sente dalla voce narrante che in alcuni tratti si fa flebile, si osserva negli occhi che si velano lievemente ripercorrendo emozioni ancora vive.
La nostra visita inizia alle 12. Il gruppo che si è formato conta non più di dieci persone… tutti armati di casco e torce ci addentriamo nel ventre della montagna.

E’ emozione allo stato puro. Sto camminando negli stessi luoghi che da bimba avevo immaginato. Mi pare di udire il rumore della dinamite usata per creare i tunnel, lo stridio dei vagoni che trasportano i minerali, il vociare dei minatori e su tutte ne distinguo una, la voce del cuore,,,,, mi lascio trasportare e mi immergo nei racconti della guida. La sensazione di claustrofobia provata all’inizio è scomparsa. Passo dopo passo … fino ad arrivare alla vista mozzafiato del Pan di Zucchero.
E ora un po’ di storia.

Porto Flavia deve il suo nome alla figlia del progettista ing. Cesare Vecelli. Non si tratta di una miniera da cui si estraevano dei minerali, bensì di un sistema di trasporto, unico in Europa, che permetteva di caricare i minerali sulle navi.
Fu realizzata nel 1924, i tempi di costruzione,due anni. I lavori proseguirono ininterrottamente giorno e notte. Si scavarono 600 metri di montagna, in condizioni di sicurezza pari a zero. Basti pensare che quando si inserivano i candelotti della dinamite e poi si accendevano si correva al riparo in una sorta di anfratto scavato nella roccia… il tutto ancora perfettamente visibile.

Il sistema di trasporto si basa su due gallerie sovrapposte. Nella galleria che si trova al primo livello venivano trasportati i minerali, questi attraverso una serie di silos scavati nella roccia raggiungevano il secondo livello, da qui su un nastro trasportatore e un ingegnoso braccio mobile venivano caricati direttamente sulle navi.
Nel sistema dei trasporti dei minerali fu una vera e propria rivoluzione. Prima le navi venivano caricate “ a mano”. Si trasportava il carico con delle barche a vela e poi si trasferivano sui mercantili.
L’ingegnoso sistema di Porto Flavia, a quanto c’è stato spiegato aveva un duplice vantaggio:

Il primo vantaggio: Il tempo materiale per un carico veniva ridotto notevolmente. La nave arrivava sin sotto la miniera e da li il carico avveniva meccanicamente in continuo senza nessuno stacco direttamente sulla nave. Non più sette o otto giorni di lavoro. Un giorno massimo due erano sufficienti per ultimare il carico. La media era di 500 tonnellate all’ora, impensabile con il vecchio sistema.
Il secondo vantaggio: le condizioni atmosferiche non interferivano sulle operazioni di carico. La zona infatti è particolarmente esposta ai venti di maestrale, il che significa che molto spesso le barche a vela che trasportavano i minerali non potevano operare.


Come contropartita c’è da evidenziare che gli operai e proprietari delle barche a vela si ritrovarono senza lavoro.
Quando si passa dal primo al secondo livello si assiste ad uno spettacolo senza pari… ci si ritrova picco sul mare con il maestrale che ci sferza il viso e il Pan di Zucchero in posa per noi…

Per chi fosse interessato, le visite non si effettuano tutto l’anno ma da agosto a ottobre.
Sul sito non sono ancora presenti le informazioni per il 2010, vi inserisco comunque il link :




http://www.igeaspa.it/igea/visite/pflavia.html

Il costo del biglietto era 8 euro per gli adulti e 4.50 per i bambini dai sei ai dodici anni.
Per gruppi e ragazzi under 25 6 euro.


Fu così che la bimba del passato tese la mano alla donna del presente, insieme viaggiarono nei ricordi di un uomo, che si tramanderanno alle future generazioni….

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